Il quadro dei candidati repubblicani alle primarie è andato assottigliandosi molto più rapidamente del previsto. Ne sono, di fatto, rimasti solo cinque della quindicina iniziale: Donald Trump, il governatore della Florida, Ron DeSantis, l’ex governatrice della South Carolina (ed ambasciatrice all’Onu) Nikki Haley, l’ex governatore del New Jersey, Chris Christie e il giovane imprenditore anti-woke Vivek Ramaswamy (il governatore del Nord Dakota, Burgum, e l’ex governatore dell’Alabama, Hutchinson, sono ancora formalmente nella contesa, ma ci resteranno per poco). Tanto per intenderci, con una facile comparazione, al super-Tuesday delle primarie democratiche del 2020 vi erano ancora sette candidati nella contesa; cinque erano quelli repubblicani nel 2016.
In altre parole sembrano realizzarsi gli auspici del fronte repubblicano anti-Trump: quello di evitare di disperdere i voti su più candidati, come accadde invece otto anni fa. Facendo quindi emergere precocemente un/a solo avversario/a in grado, in teoria, di raccogliere tutto quel voto che non va all’ex Presidente (che nei sondaggi nazionali sarebbe solo del 40%, ma in quello dei primi stati in cui si voterà – Iowa, New Hampshire, South Carolina – arriva invece al 50/60%). Quel/la candidato/a pare possa essere Haley. Che ha superato De Santis in tanti sondaggi; e sulla quale sembrano ora convergere i finanziamenti di tanti donatori delusi da DeSantis e terrorizzati dalla prospettiva di un Trump che torna alla Casa Bianca. Molti dei finanziatori della campagna del senatore afro-americano Tim Scott, l’ultimo a ritirarsi, si sono subito orientati su Haley; altri, rimasti finora incerti (come il famoso miliardario Ken Griffin) hanno annunciato la loro intenzione di fare altrettanto. Haley, insomma, cresce nei sondaggi e ha le risorse per sostenere una lunga campagna elettorale. Laddove DeSantis pare essere in caduta nei sondaggi e in difficoltà sia nel fundraising sia nell’organizzazione della campagna elettorale (con molte dimissioni e frequenti turnover nel suo staff). Intendiamoci, un eccellente risultato in Iowa – e su quello punta il governatore della Florida – potrebbe alterare radicalmente questa dinamica. Di certo, De Santis non si trova dove sperava (e pensava) di essere quando lanciò ufficialmente la sua candidatura prima dell’estate.
Come si spiega il successo di Haley e ha davvero delle chance di sfilare la nomination a Trump?
In grande sintesi, Haley sembra essere riuscita a occupare uno spazio che evidentemente ancora esiste dentro il partito repubblicano: quello di un conservatorismo anche radicale su alcuni temi (fiscalità ad esempio), ma comunque articolato e, verrebbe voglia di dire, “responsabile”. Un conservatorismo più ortodosso, che denuncia i deficit e la spesa pubblica fuori controllo, adotta una piattaforma di politica estera molto “hawkish” e interventista, ad esempio nell’indiscusso appoggio a Ucraina e Israele, e non si fa trascinare nell’estremismo repubblicano su aborto o istruzione, offrendo un contrasto stridente con quasi tutti gli altri candidati.
Ma vi è davvero la possibilità che Haley ottenga la nomination? Sì, ma la via a me appare stretta e, a dispetto di tutto, ancora assai improbabile. Anche perché varie rilevazioni mostrano come il secondo candidato preferito degli elettori di De Santis o Ramaswamy non sia necessariamente (e principalmente) Haley. Nell’ordine dovrebbe accadere che:
- DeSantis vada decisamente male in Iowa ed esca quindi subito dalla contesa, liberando voti e finanziamenti;
- Christie accetti di farsi da parte prima del New Hampshire (o il voto anti-Trump lì si dirotti tutto in forma “utile” verso Haley);
- Almeno alcuni dei procedimenti giudiziari in corso giungano a compimento, con una condanna di Trump, in tempo perché Haley possa capitalizzarvi elettoralmente (vanno presi con mille cautele, ci mancherebbe, ma i sondaggi indicano che la disponibilità di molti elettori repubblicani a votare per Trump verrebbe meno in caso di condanna).
Dopodiché, sappiamo a questo punto fin troppo bene che Trump non contempla sconfitte elettorali e non è disposto ad accettarle. E che quindi potrebbe anche pensare di lanciare una candidatura terza nel caso – a oggi ancora molto inverosimile – non ottenga la nomina repubblicana.
