SciencesPo, wokismo e antisemitismo

Ieri il Corriere pubblica un’intervista con Giles Kepel, nella quale Kepel – che pochi anni fa guidava la mobilitazione contro il crescente uso dell’inglese a SciencesPo e che a SciencesPo non lavora più da anni … – sostiene che SciencesPo sarebbe in preda a una deriva wokista provocata primariamente: a) dai processi di discriminazione positiva che negli ultimi 20 anni hanno aperto SciencesPo a studenti di licei di zone “svantaggiate”, fuori dalla ristretta élite di licei e prépa parigini; b) dall’internazionalizzazione, che ha portato SciencesPo dentro vari network internazionali, affrancandola almeno in parte dalla sua storica identità d’istituzione d’élite francese per le élite francesi.

Chiunque ci lavori a SciencesPo e conosca solo un po’ pregi e difetti, cambiamenti e continuità, della nostra istituzione non può che sorridere di fronte a simili sciocchezze. Ho scritto due righe ironiche sull’argomento e pronti sono scattati quelli che forse non è wokismo, ma antisemitismo di sicuro sì, con approssimative comparazioni con quanto starebbe accadendo nei campus americani. Fa sempre molta impressione, o almeno la fa a me, leggere interventi sui social in cui l’assertività (a SciencesPo vi sarebbe una deriva wokista o antisemita) è quasi sempre direttamente proporzionale alla poca conoscenza delle cose. Metto in fila tre fatti tre, che la nostra vita studentesca penso di conoscerla abbastanza: ho diretto per anni master e dottorato, insegno a tutti i livelli, sono supervisor di numerose tesi e da anni sono uno dei membri della facoltà permanente nel “Conseil de la vie étudiante e de la formation” (https://www.sciencespo.fr/fr/a-propos/gouvernance-budget/institut-detudes-politiques-de-paris/conseil-vie-etudiante-formation). Vi direi di fidarvi di quello che scrivo, ma come ho notato in tanti scambi molti preferiscono caricature, stereotipi e pregiudizi.

  1. A SciencesPo – sia a Parigi che nei suoi campus regionali – c’è un associazionismo studentesco molto ricco, plurale e dinamico. Nella dimensione strettamente politica prevalgono liste di sinistra, ma anche qui mille distinguo andrebbero fatti e comunque si sono organizzate nel tempo anche tante associazioni che politicamente connoteremmo come di destra (inclusa, due anni fa, una “GénérationZ” di sostegno a Zemmour, tanto per intenderci). Poi ci sono mille associazioni tematiche, che promuovono varie iniziative e che vengono finanziate, secondo me, con una certa generosità;
  • Negli ultimi anni vi sono state alcune mobilitazioni e occupazioni, legate alle vicissitudini dell’istituzione, ultima in ordine di tempo quella che ha portato alle dimissioni del suo direttore (equivalente nostro di un rettore o di un Presidente di università statunitense) Mathias Vicherat. Per chi vive di, e nella, università tutto molto normale e comprensibile (se penso che 35 anni fa in Italia si occupava per mesi contro la legge Ruberti…);
  • Il 7 ottobre e quel che ne è seguito hanno generato inevitabili risposte da (e in) una delle più importanti istituzioni di studi politici internazionali europee e mondiali quale è la nostra. Momenti pubblici condivisi (il minuto di silenzio dopo l’orrore del 7 ottobre), confronti scientifici, consigli di dipartimenti, centri e facoltà dedicati al tema. Alcuni colleghi ritengono che si sarebbe dovuto fare di più; altri pensano che fin troppo si è fatto su un tema che peraltro suscita emozioni forti e tende ad avere effetti divisivi e polarizzanti. I dottorandi, ad esempio, tendono a imputarci una mancata presa di posizione più netta e critica nei confronti della sproporzionata reazione israeliana e della tragedia umanitaria che ne è conseguita a Gaza. Nella mia piccolissima tribuna pubblica questa posizione l’ho espressa in più occasioni, ma è una posizione personale e non ritengo che l’istituzione in quanto tale la debba prendere. Qui la discussione è aperta e credo destinata a continuare nei giorni e nelle settimane a venire;
  • Un gruppo, minoritario ma non inconsistente, di studenti ha promosso azioni più eclatanti di occupazione di aule e strutture per chiedere appunto posizioni più nette di condanna d’Israele e politiche conseguenti. Un dialogo è stato aperto, alcune iniziative congiunte promosse (la “townhall”, come è stata chiamata con grande scorno di Kepel …). In un paio di occasioni, la direzione provvisoria ha deciso di chiamare le forze dell’ordine per sgomberare aule o spazi occupati. Un errore, a mio modo di vedere, che ha esasperato inutilmente gli animi, ma al quale ha ovviamente contribuito quella piccolissima minoranza di studenti che è venuta meno a impegni precedenti o ha rifiutato tutte le proposte di mediazione che le erano state offerte.
  • Non è un campus assediato e non c’è nessuna emergenza, per quanto a una certa stampa italiana – sempre pronta alle caricature, appunto – piaccia dire il contrario;
  • E non c’è alcuna deriva wokista o, ancor peggio, antisemita. Di tutte, questa è la falsità peggiore e più urticante. A oggi, come ho provato con poco successo a spiegare, vi è stato un singolo episodio sul quale è in corso un’indagine (affidata a un magistrato esterno) che eventualmente porterà a provvedimenti disciplinari: in occasione dell’occupazione di un’aula da parte di studenti pro-Palestina sarebbe stato impedito di entrare nell’aula a una studentessa di un’associazione di studenti ebrei che intendeva filmare quanto stava avvenendo. La studentessa sarebbe stata apostrofata come “sionista” da uno degli studenti. Uso il condizionale perché le versioni divergono. Se fosse confermata quella della studentessa, saranno presi provvedimenti disciplinari molto duri, ovviamente. Come credo debba essere. Poi, mi pare che in questo clima, con le emozioni forti che la tragedia post-7 ottobre sta provocando, sia quasi fisiologico che qualcuno deragli. Anzi, che questo sia a oggi l’unico episodio pare confermare la maturità e il senso di responsabilità della stragrande maggioranza dei nostri studenti;
  • Ancor prima che iniziasse l’inchiesta, solo sulla base di poche testimonianze, il governo è partito in quarta e, con una sconcertante violazione delle più basilari libertà e autonomie accademiche, il primo ministro Attal si è presentato a sorpresa al consiglio di amministrazione di SciencesPo per attaccarci come centro d’indottrinamento woke e antisemita (pare che vi sia arrivato per sbaglio e volesse venire al consiglio scientifico…). Lasciamo perdere l’ironia di un politico che, come tantissimi altri, si è laureato a SciencesPo. Chiaro però il desiderio di sottrarre il tema alla destra in piena campagna elettorale e giocare la carta della demagogia anti-élite. In seguito alla sconcertante azione, tutti i direttori di centri e dipartimenti e tutti i presidi hanno firmato un duro documento. Tra i firmatari vi sono colleghi e colleghe che in più occasioni pubbliche hanno giustificato l’azione militare d’Israele a Gaza.

Il quadro non è semplice, intendiamoci. Tutto quel che è seguito al 7 ottobre ha scatenato emozioni forti e provocato divisioni tra gli studenti e nel corpo docente. Ma tutto si può dire  meno che c’è un’emergenza antisemitismo a SciencesPo. Per chi vuol credere il contrario vi sono, ovviamente, sempre google o quell’amico del cugino che aveva una morosa che una volta conosceva uno che studiava a SciencesPo ….

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Di Mario Del Pero

Professore di Storia Internazionale e di Storia degli Stati Uniti all'Institut d'études politiques - SciencesPo di Parigi

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