Il nesso nazionale-internazionale nella campagna elettorale italiana

La campagna elettorale italiana entra nelle sue ultime e decisive settimane. E come è normale che sia, il contesto internazionale influenza, talora in modo decisivo, i termini del dibattito e i contenuti delle proposte politiche. L’Italia ha partecipato attivamente ai processi d’integrazione, globale ed europea, che hanno segnato la storia degli ultimi decenni. Vi ha anch’essa contribuito; ne è stata, e ne è, investita e cambiata. Il nostro paese si colloca infatti dentro una rete d’interdipendenze mondiali – economiche, securitarie, legali – che in una qualche misura ne limitano margini di manovra e possibilità d’azione. E al contempo, è attore non marginale – soprattutto nello spazio europeo e in subordine atlantico – le cui scelte e politiche possono avere un impatto.

È, in altre parole, oggetto e soggetto dell’interdipendenza, per quanto la prima dimensione, per una media potenza come quella italiana, sia chiaramente predominante. Come si manifesta questa dimensione – oggettuale e soggettiva – nella campagna elettorale in corso?

Come da tradizione nella storia repubblicana, la vediamo nel tentativo delle diverse forze politiche di trarre una fonte di legittimità dal contesto internazionale e, in particolare, dal sistema di alleanze e di strutture sovranazionali di cui l’Italia fa parte. Le forze del centro e del centro sinistra – Calenda/Renzi da una parte e il PD dall’altra – rivendicano una linea (e lealtà) atlantista ed europeista che in una certa misura manca pienamente agli altri. E la brandiscono nel tentativo di delegittimare avversari cui asseriscono mancare le basi fondamentali di una credibilità esterna senza la quale un paese così esposto come il nostro, soprattutto in termini di debito pubblico, non può essere governato. Avversari che, soprattutto nel caso della Meloni e di Fratelli d’Italia, rispondono con un messaggio, esplicito e non scontato, con cui si cerca di dimostrarsi affidabili ai partner atlantici ed europei. Dall’Ucraina all’Europa, Giorgia Meloni ha rilasciato tutta una serie di dichiarazione atte a tranquillizzare chi, fuori Italia, guarda con preoccupazione a un possibile governo di Destra nel quale potrebbero trovare rappresentanza posizioni anti-UE o filo-russe. E qualora la Meloni dovesse diventare Presidente del Consiglio, è ipotizzabile che come già in passato entrino al governo figure di una rassicurante tecnocrazia conservatrice atlantista ancora ben rappresentata in alcune grandi organizzazioni internazionali.

In questo sforzo di ricerca di una legittimità esterna, ben si esprime quella dimensione oggettuale generata dal nesso nazionale-internazionale. Ma l’Italia, si diceva, può e deve essere anche soggetto: partner importante dentro la NATO o attore tra i più influenti nell’Unione Europea. Rispetto alla dimensione atlantica, il conflitto ucraino ha ridotto i margini di manovra e generato una disciplina atlantista che mancava da tempo. E però almeno due forze politiche – Lega e 5Stelle – quella disciplina stanno in qualche modo cercando di contestare, consapevoli di come vi sia nel nostro paese una fetta di elettorato – minoritaria, ma tutt’altro che irrilevante– critica verso l’Alleanza Atlantica e la linea assunta sull’Ucraina. Vi è, in questo caso, un chiaro tentativo di capitalizzare elettoralmente su questo; e, di riflesso, vi è anche la rivendicazione di un ruolo attivo, di soggetto appunto, che l’Italia potrebbe svolgere.

Una dimensione, quella soggettiva, ancor più marcata e visibile nello spazio europeo e della UE, dove l’Italia ha più peso e libertà d’azione. E dove la contestazione dei vincoli esterni, delle imposizioni europee, per quanto meno popolare rispetto a qualche anno fa rimane ancor oggi forte. Ancora una volta sono Lega e 5Stelle a cavalcare maggiormente una linea critica verso la EU che talora tracima in vera e propria eurofobia. Con Giorgia Meloni che assume un atteggiamento più ambiguo, modulato anche a seconda dei pubblici cui si rivolge, e centro-sinistra schierato su una linea fortemente europeista. Nella consapevolezza che un governo italiano impegnato pienamente a sostegno della UE ovvero incline a seguire invece la linea ungherese o polacca può fare in Europa una grande, grandissima differenza.

Il Giornale di Brescia, 5 settembre 2022

Di Mario Del Pero

Professore di Storia Internazionale e di Storia degli Stati Uniti all'Institut d'études politiques - SciencesPo di Parigi

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