Due appunti sul “Bidengate”

No, non sono in alcun modo due storie uguali quelle dei documenti classificati rinvenuti nell’ufficio e nel garage di Biden e di quelli che Trump si era portato a Mar-a-Lago. Ma sì, il danno politico per il Presidente e i democratici è evidente.

Alcuni punti in ordine, a partire appunto dalle significative differenze che per il momento (e si sottolinea “per il momento”) esistono tra le due vicende:

  • A quanto sappiamo i documenti trovati nell’ufficio del Biden Center della Università della Pennsylvania a Washington e nel garage della sua abitazione nel Delaware sarebbero un paio di dozzine, quelli totali nell’abitazione di Trump a Mar-a-Lago circa 13mila
  • Di questi ultimi 325 erano soggetti a classificazione, una maggioranza delle quali “secret” e “top secret”. Non sappiamo ancora quale sia il livello di classificazione dei documenti che riguardano Biden
  • Una volta trovati, i documenti di Biden sono stati immediatamente trasferiti agli archivi nazionali, e i legali del Presidente hanno subito collaborato con l’inchiesta del dipartimento della Giustizia. Nel caso di Trump questa collaborazione è mancata e in ultimo è dovuta intervenire l’FBI per recuperare un’ultima parte di documenti che l’ex Presidente non aveva restituito
  • È altamente probabile – e nel caso censurabile – che Biden e i suoi abbiano cercato di evitare che la questione esplodesse negli ultimi giorni della campagna elettorale prima del mid-term. E però l’iter seguito è stato relativamente rapido e il ministro della Giustizia Garland ha fatto di tutto per evitare che vi fosse un trattamento diverso rispetto a quello riservato a Trump. I documenti sono stati rivenuti a Washington il 2 novembre; il giorno dopo sono stati trasferiti agli archivi nazionali, che hanno immediatamente notificato il dipartimento della Giustizia; il 14 novembre Garland ha incaricato un procuratore di Chicago, John Lausch, di condurre una valutazione preliminare per valutare l’opportunità di nominare uno “special counsel” come con Trump (per l’incarico Garland ha scelto uno dei due soli procuratori nominati da Trump rimasti in carica con Biden); il 20 dicembre i legali di Biden informano il dipartimento della Giustizia dei documenti nel garage; il 5 gennaio Lausch completa il suo compito suggerendo la nomina di uno special counsel; il 12 gennaio Garland nomina lo special counsel, scegliendo anche in questo caso un altro procuratore nominato da Trump, che poi lavoro sotto l’ex Presidente anche al dipartimento della Giustizia, Robert Hur
  • Due parole su documenti e classificazioni infine. Sono quattro generalmente i livelli di classificazione di un documento governativo negli Usa: top-secret, secret, confidential, unclassified. Più alto è il livello di classificazione minore è la circolazione del documento (andrebbero fatte qui mille specifiche sul fatto che la classificazione, per quanto indicativa, non dà certezza sulla rilevanza del documento, che essa fu fatta quando il documento è stato prodotto e il coinvolgimento di agenzie sensibili – i.e.: intelligence – o ragioni di privacy possono dare un’alta classificazione anche a documenti di poco valore sostanziale, ma sarà per un’altra volta). Sia come sia, i documenti – anche quelli top-secret – vengono prodotti in più copie e chi ha esperienza d’archivio sa che lo stesso documento lo si può trovare in fondi e finanche archivi differenti (con esiti talora paradossali, che magari è ancora secretato in un archivio e disponibile in un altro). I rapporti prodotti da d’intelligence, dipartimento di Stato e altre agenzie governative – come pare (e si sottolinea “pare”) quelli rivenuti nell’ufficio di Biden – sono spesso schede quasi accademiche messe a disposizione del decisore per renderlo maggiormente edotto su un dato dossier. Tendenzialmente sono classificati confidential e, talvolta, secret. Ne girano dunque decine e decine di copie; è comune e frequente che alcune finiscano e rimangano in cartelle di membri dell’amministrazione. A monte vi sarebbe insomma negligenza e disattenzione (e questo vale anche probabilmente per molti doc rinvenuti a Mar-a-Lago). Che viene trattata con strumenti amministrativi, come è normale che sia, nei casi in cui questi documenti – tenuti per errore – vengono volontariamente restituiti agli archivi.
  • Ciò detto, se di piccola negligenza si è trattato, il danno politico è evidente, che viviamo in tempi di false equivalenze, alimentate sia dall’anti-politica sia dai tanti pseudo-esperti si sentono molto furbi e sofisticati ad applicarle ad ogni caso e contesto

Di Mario Del Pero

Professore di Storia Internazionale e di Storia degli Stati Uniti all'Institut d'études politiques - SciencesPo di Parigi

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